lunedì 26 giugno 2017

PISTOIABETONE 50K DI SALITA.


 
Pistoia 25 giugno 2017

La domanda sorge spontanea quando ci s’iscrive a un Ultra Maratona, perché? E soprattutto perché proprio la Pistoia-Abetone, quei 50 km infiniti tra saliscendi tecnicamente molto impegnativi e con la calura che attanaglia fin dalla partenza in quel di Pistoia. Perché a persone come la nostra Lucia Bongiovanni e Astrid Gagliardi piace spingersi sempre più in alto, farlo con la stessa naturalezza con cui altri mangiano, bevono o parlano, perché a loro piace stressare il proprio profilo organico, muscolare e non ultimo quello mentale. Questa competizione è un vero banco di prova per podisti temprati, qui si richiede uno sforzo che va oltre le classiche dinamiche della corsa, si deve avere una forza interiore non indifferente, cercare di dosare molto bene lo sforzo, con prudenza, senza preoccuparsi di velocità e ritmo, tantomeno dei distacchi, questa gara incarna più di altre quella consueta frase che è solita riecheggiare tra i podisti, " Correre contro se stessi". Siamo negli attimi che precedono la partenza e gli occhi di Lucia e Astrid sono piene di quella cima austera, di quel gigante chiamato montagna che loro, piccole donne dai ribelli ricci guardano con un misto di ammirazione e terrore mentre nel loro intimo si fa sempre più vivo il pensiero di quanto entusiasmo e forza di volontà si dovranno sputare, passo dopo passo per arrivare fin lassù. Pronto via si parte dalla Piazza del Duomo di Pistoia e in men che non si dica il gruppo scompare tra gli alberi millenari dell'Abetone, ed è già fatica, denti stretti e fiato corto. Lucia è avanti mentre Astrid parte più in sordina, lo sciame dei 1700 atleti è già molto diradato mentre attraversano la stupenda Vallata del Reno avvolta da folti boschi di castagni, tra splendide diapositive che cambiano metro dopo metro. Siamo circa al decimo chilometro quando Astrid accusa un calo di pressione a causa del caldo davvero soffocante e decide giustamente di abbandonare, mentre Lucia con l'anima in spalla, corre, arranca, suda, lotta, sogna il prossimo ristoro che appare salvifico come un'oasi nel deserto, pochi secondi per idratarsi, giusto il tempo che serve alle gambe per indurirsi e cercare di opporsi a mente e cuore, di farla desistere, ma nulla da fare, alza la testa, cerca il traguardo tra la fitta vegetazione ed è già pronta a ripartire. Qui il tempo non conta, qui i campioni sono quelli che nonostante tutto riusciranno ad arrivare in fondo, tutti loro saranno i protagonisti di quest’avventura, di questi 50 chilometri praticamente tutti in salita, con pendenze che arrivano fino al 12%, capaci di piegare la gran parte degli atleti, tranne lei, la nostra Lucia che continua a salire come uno stambecco tra i castagni dell'Appennino. C'è chi si ferma colpito da crampi, altri che vomitano colpiti dallo sforzo immane, altri ancora che cadono a terra esausti, mentre Lucia chilometro dopo chilometro si ritrova in prossimità del tanto sospirato traguardo, è il momento di tirare fuori le ultime energie e affidarle al suo orgoglio. Stringe i denti alternando gli ultimi passi che la separano dal traguardo, mentre l'emozione prende il sopravvento, mischiando lacrime di gioia al sudore copioso. È arrivata, è lassù, felice dell’impresa appena compiuta con le mani tese verso quel cielo terso e i piedi che calpestano il soffice manto verde di Piazza delle Piramidi, mentre ripensa alle salite che non finivano mai, a quella montagna che ha fatto di tutto per farla desistere, alla gente che lungo il percorso non smetteva di incitarla e alle suggestive immagini di questo fantastico pezzo d'Italia che si porterà dentro. Un’impresa resa ancora più prestigiosa dal 19°posto di categoria un ulteriore premio a questa piccola grande donna, tempo finale 5h38'21"; tempo maratona 4h33'56"; mentre un grosso plauso va anche ad Astrid, per esserci stata, per averci provato, per aver lottato fino all'ultima stilla di energia. Se è vero che le cicatrici sono segni indelebili di un passato reale, è vero anche che esistono cicatrici che di segni non ne lasciano sulla pelle... ma direttamente nel cuore. 
 

Luca Bordenga
Ufficio Stampa