martedì 5 maggio 2015

LA MIA PRIMA VOLTA DA PACER di Domenico Startari



Tutto è cominciato lo scorso anno, il 2 marzo 2014, giorno della mia prima maratona, dove mi sono francobollato ai pacer delle 3h senza mai staccarmi fino all’arrivo. Di quella manifestazione, (oltre alla gioia per il tempo di poco sotto le 3h) mi è rimasto vivo il ricordo di non dover guardare l’orologio, il tempo, la velocità… avevo la certezza che stando con loro sarei sicuramente riuscito a rimanere sotto le 3h, e così è stato!
Nei giorni seguenti, appena smaltita l’euforia del risultato, ha cominciato a maturare in me l’idea di provare l’esperienza ad aiutare qualcuno a raggiungere il proprio obiettivo, anche se certamente in una manifestazione alla mia portata ovvero in una mezza maratona, dove credo di aver acquisito ormai una discreta esperienza in termini di gestione della gara avendone fatte tra ufficiali non ufficiali e allenamenti vari, penso, una trentina.Ho cercato quindi una manifestazione non troppo lontana da casa e in un periodo dell’anno opportuno, dove non avevo nessuna gara da preparare.
La mezza di Piacenza faceva proprio al caso mio e non so secondo quale criterio, ma a fronte della mia richiesta all’organizzazione sono stato selezionato come Pacer per chiudere la gara in 1h40’, tempo per me ovviamente semplice da raggiungere, ma l’obiettivo di chi intraprende quest’attività è tutt’altro… ma veniamo all’emozionante giornata di oggi.
Appuntamento alle ore 8 allo stand a noi dedicato all’interno del Mathon Village di Piacenza, arrivo tra i primi, e poco alla volta arrivano gli altri ventitré pacer. Siamo suddivisi a coppie con dodici tempi prestabiliti per chiudere la gara. Noto subito che alcuni tra di loro si conoscono avendo già intrapreso insieme questo servizio, io mi presento a tutti e poco dopo conosco il mio compagno di obiettivo Ferdinando Cesana da Oggiono, veterano di quest’attività (presumo non a caso mi abbiano affiancato a lui), ma la grossa sorpresa sta nell’aver riconosciuto uno dei Pacer della Maratona di Treviso a cui mi sono attaccato lo scorso anno!!! Potete immaginare la mia reazione: “Io che faccio il pacer come quello che mi ha fatto correre sotto le 3h…no, non ci credo!”.
Finiti i preparativi dei palloncini colorati e marchiati con il tempo assegnato, ci mettiamo in griglia tra decine di persone che leggono il tuo tempo dietro la maglietta per vedere se sei la persona cui affidare il proprio destino quel giorno oppure no…io lo percepisco e l’emozione già schizza alle stelle. Insieme al mio compagno di avventura decidiamo la strategia di gara, che consiste nel correre ogni kilometro 2/3 secondi più veloce per permettere agli atleti che stanno con noi di poter rallentare la corsa in prossimità dei ristori (ogni 5k) e rimanere così in tabella di marcia.
Bene…finalmente si parte!
Subito dopo la partenza, io e il mio compagno abbiamo un foltissimo gruppo di persone al seguito, tra chi ci rimarrà fino alla fine, chi può andare più forte ma parte piano e chi invece parte a una velocità che non potrà sostenere per tutta la gara. Dopo pochi kilometri mi accorgo che il mio espertissimo compagno di gara e grande motivatore non ha certo bisogno di aiuto a tenere il passo costante, decido allora di staccarmi qualche metro da lui, rallentando il passo, con l’intento di tenere in gruppo più persone possibili ed eventualmente cercando di volta in volta se necessario, di fare rientrare quelli che si staccano troppo dal gruppo con incitamenti e piccoli consigli in base alle difficoltà del percorso.
In realtà per 13/14k non c’è molto da fare, quasi tutti hanno energie da vendere, di conseguenza spontanei sorrisi e chiacchiere si sprecano…ma tutti, da noi pacer agli atleti sappiamo bene che la gara comincia proprio adesso. Già poco prima del km 15 mi accorgo che il gruppone comincia inevitabilmente a sfilacciarsi, molti volti iniziano a essere tirati e non si sente più il vociare di prima, ad eccezione della voce del mio collega che continua instancabilmente a incoraggiare gli atleti facendoli sentire più forti della loro stessa fatica.
Io sono sempre qualche metro dietro a cercare di evitare che il gruppo si scompatti troppo, rallento un po’ mi faccio raggiungere da qualche corridore e cerco di riaccompagnarlo in gruppo tendando di convincerlo che una volta rientrati si correrà spendendo meno energie. La loro motivazione a raggiungere l’obiettivo finale deve fare il resto. Con qualche atleta ci riesco, con grande gioia, con qualcun altro purtroppo no e me ne dispiaccio molto, ma quando ci si accorge che un’atleta ha già " raschiato il fondo del barile", bisogna passare a un altro che invece si pensa abbia ancora forze a sufficienza per rientrare in gruppo, senza mai dimenticare che il nostro obiettivo è di portare al traguardo gli atleti qualche secondo sotto 1h40’. Poco prima del km 20 c’è l’ultimo ristoro, nel quale mi faccio dare una bottiglia grande di acqua per evitare di far perdere il ritmo agli atleti che mi stanno vicino dicendo loro che avrei pensato io a prendere da bere…così passo la bottiglia a turno a chi necessità dell’ultimo sorso o bagnata di testa per recuperare la lucidità necessaria ad affrontare lo sprint finale.
Durante l’ultimo kilometro mi accorgo che abbiamo circa venti secondi di vantaggio sull’obiettivo finale, decido così di rallentare ulteriormente per portare più persone possibili al traguardo sotto il tempo, a me assegnato, dell’1h40’, anche appoggiando loro una mano sulla schiena per qualche metro cercando di dargli l’input necessario a compiere l’ultimo sacrificio. Ho tagliato così il traguardo in 1h39’58’’ certo di aver fatto tutto quello che era nelle mie capacità considerando la mia esperienza nulla. Il culmine delle emozioni, però, arriva quando pochi metri dopo il traguardo qualcuno di cui non conosci nemmeno il nome, si avvicina, come se ti conoscesse da una vita, ringraziandoti e dicendoti di aver raggiunto il proprio obiettivo grazie a te!!!
Beh... ho speso tempo e altro per fare questa esperienza alla 20^ Placentia Half Marathon, andando il sabato pomeriggio e la domenica mattina alzandomi molto presto, ma quello che ricevi correndo i 21 kilometri e 097 metri in questo modo ti ripaga ampiamente, lasciandoti un ricordo indelebile.

Alla domanda se lo rifarei, la risposta sarà: si lo rifarò! Non so ancora quando ma…alla prossima!!!
 

Domenico Startari